“LA NOCION DE RAZA, A TRAVES DE LA HISTORIA”, opúsculo de Historia filosóficoantropologicobiológica.. (EN SEIS PARTES y varias lenguas). SEXTA PARTE. { DER BEGRIFF ” RASSE ” IN DER GESCHICHTE . Büchlein in verschiedenen Sprachen und 6 Teilen geschrieben. 6. TEIL. [[ STORIA DELL’ IDEA DI RAZZA. Opuscolo scritto in diverse lingue e 6 parti. P. VI. [[ L’ IDEE DE LA RACE DANS L’ HISTOIRE. DOSSIER DE 6 PARTS, écrit in plussieures langues. P. 6. [[ THE CONCEPT OF THE RACE. HISTORY in some languages]]

[Transformación crítica de un texto de Mayo de 2012, publicado por Guillermo Mayr, en su “blog”: http://eljineteinsomne2.blogspot.com.es , y expurgado por “S.E.R. Don César Borgia” (pseud.). :]

 

[ “Et porta Inferi non prevalebunt”. Miles Christi super omnia Fidei Catholicae contraria Victor erit. ]

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FILFILOSOFIAS MISTICAS PAGANAS, EXALTADORAS DE LAS RAZAS BLANCAS TIPICAMENTE EUROPEAS O ARIAS, Y, EN ESPECIAL DE LA ARIA NORDICA. 

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http://www.fondazionejuliusevola.it/Biografie.htm

Julius Evola nasce a Roma il 19 maggio 1898.

Poco si sa della sua adolescenza e le scarne informazioni derivano tutte da quella che sarà una sorta di autobiografia spirituale: Il cammino del cinabro.
Poco più che giovinetto viene impetuosamente attratto dalla filosofia e da pensatori come Nietzsche e Michelstaedter mentre parimenti si faceva sentire su di lui la forte influenza artistica del futurismo di Papini e Marinetti e del Dadaismo (molto stretto fu il rapporto con Tzara).

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Successivamente Evola divenne il più importante pittore dadaista italiano ed alcune sue opere sono ancora esposte al Museo Nazionale di arte moderna, a Roma.
Nel 1917 è impegnato nella Grande Guerra come ufficiale di artiglieria ma non è quasi mai impegnato in azioni di rilievo.

Ed è proprio nel periodo del primo dopoguerra che Evola -come descrive nel Cinabro- comincia a sentire un “impulso alla trascendenza” un anelito all’ Assoluto ed un fastidio astioso per quella che sente la banale vita quotidiana.
Nel 1921 prende la tragica decisione di farla finita con la vita ma la lettura di un testo buddista lo dissuade.
Smette di dipingere e comincia a dedicarsi alla poesia che lascerà poco dopo per tornare al suo grande amore: la filosofia.

Nel 1927 e nel 1930 l ‘editore Bocca stampa in due volumi l’opera Teoria e fenomenologia dell’Individuo Assoluto. In questa opera Evola tenta il superamento del pensiero duale, della dicotomia “io” “non io”, anche alla luce di insegnamenti gnostici e buddisti. In questa opera vengono definiti i concetti di “essere” e ”valore”. Valore è la «relazione assoluta fra il nudo principio dell’Io e quanto nell’Io è distinto da tale principio»

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In L’uomo come potenza edito da Atanòr del 1926 vi è l’adozione di una visione tantrica della natura che supera la dualità. In questo periodo Evola comincia le sue frequentazioni dei circoli antroposofici romani, legati all’opera di Rudolf Steiner.

Dal 1924 al 1926 vi sono le collaborazioni con le riviste Ultra (legata ad ambienti teosofici di Decio ed Olga Calvari) Ignis, Biyichnis ed Atanor. Dal 1927 al 1929 è invece l’esperienza con il “gruppo di UR” che porta nel 1956 al libro Introduzione alla magia come scienza dell’ io, sempre per l’editore Bocca.

Intanto in Italia è cominciata l’esperienza fascista. Evola la critica da una posizione aristocratica di destra e collabora inizialmente a riviste antifasciste come Il Mondo e Lo Stato democratico.
Nel 1928 pubblica con Atanòr Imperialismo pagano in cui vi è una critica molto violenta al cristianesimo ed un’ esplicita richiesta al fascismo di rompere con la Chiesa Cattolica.
Tra il 1927 ed 1929 Evola collabora per la voce Ermetismo con l’enciclopedia Treccani e su tale materia vi è un carteggio con Gentile segno del suo periodo idealista, ma di un idealismo sicuramente specifico e particolare che poi sarà abbandonato. In tale visione del mondo assume un ruolo preminente il concetto di “azione” che permette all’IO di individualizzarsi e realizzarsi compiutamente.

Dal 1925 al 1933 vi è anche un lungo contatto con Croce per pubblicare presso Laterza alcune sue opere filosofiche giovanili. Con lo psicanalista Emilio Servadio nel 1930 fonda la rivista La Torre caratterizzata da un profondo antimodernismo ed esaltazione della Tradizione.

La reazione del fascismo squadrista e più becero non si fa attendere: infatti Evola è costretto a girare per Roma con una guardia del corpo e nel giugno del 1939, dopo solo 10 numeri la rivista chiude.
La critica principale che Evola rivolge all’esperienza fascista è quella di essere un movimento troppo legato ad una visione populista e non elitaria, sebbene riconosca che il fascismo ha riscoperto il potere dei simboli, dell’azione e della volontà.

L’esperienza de La Torre servì tuttavia a Evola per inquadrare il materiale che sarà origine a Tradizione ermetica del 1931, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo del 1932 e Il Mistero del Graal del 1937. Il primo ed il terzo lavoro aprono la strada ad una gnosi occidentale mentre il secondo libro fa il punto sulle varie correnti della Tradizione allora presenti.

Il mensile La Vita Italiana di Giovanni Preziosi e il quotidiano di Cremona (fondato nel 1922) Il Regime Fascista di Farinacci rappresenteranno per Evola un approdo ai più sicuri lidi del regime. Sul Regime Evola conduce la rubrica Diorama Filosofico a cui collaboravano personaggi del calibro di Guenon e Paul Valery.

Da queste pagine Evola si dedica nuovamente ad attaccare – come ai tempi de La Torre l’egualitarismo, lo scientismo, il razzismo su base puramente biologica a favore di una visione chiaramente supermistica e sapienziale dell’uomo (si veda a proposito il Platone nell’opera la Repubblica e il suo concetto di Aristoi).
Del 1934 è l’opera più importante di Evola, Rivolta contro il mondo moderno. La storia viene analizzando secondo il setaccio orientale delle quattro epoche: salva, tetra,dvapara e kali yuga che nella tradizione occidentale corrispondono a oro, argento, bronzo e ferro (Esiodo). Il libro è diviso in due parti: nella prima si tratta di “categorie spirituali” , della gerarchia e del rito nella seconda parte invece la storia viene analizzata attraverso quello particolare strumento di indagine che è il mito. Aspra è la critica al mondo moderno tutto volto all’utilità e che ha perso il profondo senso del Sacro.

Mentre in Italia nel 1938 esce Il Manifesto della razza , Evola si manifesta subito contrario alla teoria del razzismo biologico ed elabora una teoria del “razzismo spirituale” nei due libri Il mito del sangue (che gli valse un incontro con Mussolini a Piazza Venezia) del 1937 e Sintesi di dottrina della razza del 1941, editi entrambi da Hoepli. [ <<Nel 1938 in Italia alcuni si improvvisano razzisti e danno vita al Manifesto della razza dove viene riproposto confusamente il razzismo nazista, una rozza dottrina deterministica che non vede nulla al di là del corpo. Ad Evola il razzismo [ puramente antropozoobiologico materiale senza un elemento primordiale , primo o previo, causale efficiente, o concausale, della esistenza razziale integrale del individuo umano, ] ripugna: per lui teoria dell’eredità eugenetica e vitalismo naturalistico sono abiezioni moderne. Ma d’altro canto non crede [alla bontà di qualsiasi mescolanza interrazziale, rifiuta l’ imbastardimento delle “razze del corpo” arie, soprattutto della nordica corporale, e nemmeno crede alla] promiscuità comunistica ove ogni differenziazione scompare in una totalità animale. Per questo dal 1937 al 1941 studia il problema del razzismo, al quale si era già applicato all’inizio degli Anni Trenta. Scrive due libri Il mito del sangue nel 1937 e Sintesi di dottrina della razza nel 1941 [ testo ufficiale di dottrina ed insegnamento fascisti per la scuola], editi da Hoepli. [Evola si dimostrava fascista critico e razzista ammiratore sopratutto della aria nordica].

Per Evola è lo spirito che informa di sé il corpo: “Il concetto della razza dipende dall’immagine che si ha dell’uomo… Come salda base della mia formulazione presi la concezione tradizionale che nell’uomo riconosce un essere composto da tre elementi: il corpo, l’anima e lo spirito. Una teoria completa della razza doveva perciò considerare tutti tre questi elementi”.] [ Nelle due parti della prima parte di questa mia collana riferita al Mayr ho fatto due critiche alla dottrina evoliana sulla  razza ]

Evola in questo lungo dopoguerra si è visto etichettare indelebilmente come razzista, che oggi è più di un’accusa, è un anatema, mentre personaggi come Guido Piovene e Luigi Chiarini negli Anni Trenta feroci antisemiti nel dopoguerra si sono ammantati di rispettabilità antifascista. Sta di fatto che Evola, per le sue posizioni in merito alla razza, fu osteggiato da ambienti ufficiali tedeschi, come oggi rivelano i documenti segreti del ministero degli interni del Reich e della Anenherbe, la sezione ideologica delle SS.      [ L’ informazione tedesca, in traduzzione italiana, si trova in appendice nella prima parte di questa collana ] >>

E’ un periodo questo di frequenti viaggi in Germania e della conoscenza in Romania di Corneliu Codreanu (fondatore del movimento della “Guardia di Ferro”) per il quale nutre una profonda stima. Intanto ha inizio la Seconda Guerra mondiale e Evola non riesce a partire volontario perché non ha la tessera fascista. L’8 settembre del 1943 fa parte del piccolo gruppo che accoglie Mussolini al quartiere generale di Hitler dopo la liberazione del Gran Sasso.

Aderisce alla Repubblica di Salò seppure la sua visione elitaria gli impedisce di accettare i Punti di Verona. In piena guerra esce, nel 1943 per Laterza, La dottrina del risveglio, un saggio sul buddismo.

Nel 1945 mentre passeggia per le vie di Vienna sotto un bombardamento alleato è colpito da uno spostamento d’aria che lo scaglia a terra provocandogli gravi lesioni alla spina dorsale e la paralisi degli arti inferiori. Nel 1948 viene trasferito a Bologna e riesce finalmente a raggiungere Roma nel 1951. Nel 1959 scrive “Orientamenti” piccolo saggio di natura politica in cui individua undici vie d’azione nella società..

Viene coinvolto in un processo al FAR (Fasci d’Azione Rivoluzionaria, fondati a Roma nel 1946 da Pino Romualdi, vice di Pavolini nel Partito Fascista Repubblicano) che vede imputati i neofascisti legati alla rivista Imperium di Pino Rauti (per cui Evola aveva scritto qualche articolo) ma sarà completamente scagionato.

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Nel 1953 Evola pubblica Gli uomini e le rovine che risulta essere un’estensione di uno degli undici punti precedenti: nell’opera tenta l’ultimo tentativo di formare una destra come lui la intendeva. Nel 1958 pubblica Metafisica del sesso, in cui si sviluppa l’idea del sesso e dell’innamoramento come uniche forze sacre in un mondo ormai completamente desacralizzato.

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Nel 1963 è la volta de Il fascismo visto dalla Destra che è un’opera oggettiva sui meriti e demeriti dell’ esperienza fascista ed è anche l’anno della sua riscoperta come pittore dadaista con la mostra organizzata presso la Galleria ” La Medusa ” di Roma grazie ad Enrico Crispolti. Del 1961 è Cavalcare la tigre, quasi un breviario di sopravvivenza dell’iniziato nel mondo moderno. Dal 1970 cominciano seri problemi fisici e l’11 giugno del 1974 Julius Evola muore nella sua casa di Roma, a Via Vittorio Emanuele, nello studio affacciato sul Gianicolo.

Bibliografia:

Anna Jellamo, Julius Evola, Il filosofo della Tradizione in AA.VV. La destra radicale, Feltrinelli, Milano 1984

Riccardo Paradisi

Adriano Romualdi

Francesco Germinario, Razza del sangue, razza dello spirito, Bollati Boringhieri, 2001

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Rudolf Johannes Gorsleben

Rudolph Johannes Gorsleben

ARCHIVOS ADJUNTOS:

Traducción al inglés, de un libro del autor : gorsleben

Versión original en alemán: gorsleben_Hochzeit_Deutsch

Rudolf Johannes Gorsleben (16 March 1883 – 23 August 1930) was a German Ariosophist, Armanist (practitioner of the Armanen runes), journal editor and playwright.

Life[edit]

Gorsleben was born in Metz. During World War I, he fought in a German unit stationed in the Ottoman Empire. He formed the Edda Society (Edda-Gesellschaft) and wrote the book Hoch-Zeit der Menschheit (The Zenith of Humanity), first published in 1930. It is known as “The Bible of Armanism” and has been translated into English by Karl Hans Welz.

Gorsleben died in Bad Homburg of a chronic heart complaint.[1]

Quotes[edit]

  • “The healing power of medical drugs is the Ur-power of their original essence in conjunction with the power of Ur-vibrations of the human-Divine combination that is composed of body, soul and spirit.” – Hoch-Zeit der Menschheit (English edition)
  • “With the introduction of Runic knowledge the generation of our days can achieve the control of secret powers within the life of their soul and reach the Spring-Root, which is the Whole of the Runes, the All-Raune, which opens all spiritual treasures to us, if we are Children of the Sunday, Children of the Sun, Children (“Kinder”) of the Ar (Eagle, Sun), announcers (“Künder”) of the Ar, people knowledgeable (“Könner” in modern German) of the Ar, Ar-koner, persons knowledgeable in the Ar-Kana (Arkana = arcane wisdom) or if we strive to become all of the above. The Runes have their own lives, they are true magical signs, from which we can draw the Spirit to Advise and the Courage to Action.” – Hoch-Zeit der Menschheit (English edition)

Gorsleben’s Periodicals[edit]

  • Deutsche Freiheit. Monatsschrift für Arische Gottes- und Welterkenntnis. Ed. Rudolf John Gorsleben, 1925 to 1926, Munich (3.1925 and 4.1926)
  • Arische Freiheit. Monatsschrift für arische Gottes- u. Welterkenntnis, 1927, Dinkelsbühl (5.1927)
  • Hag-All, All-Hag. Zeitschrift für arische Freiheit, Edda-Gesellschaft, 1930 to 1934, Mittenwald, Obb. (7.1930 to 11.1934)

Written works[edit]

  • Der Freibeuter, Drama , 1913
  • Der Rastäquar, Drama, 1913
  • Die königliche Waschfrau, Lustspiel, 1918
  • Die Überwindung des Judentums in uns und außer uns. 71 S., Deutscher Volksverlag Dr. Ernst Boepple, München 1920
  • Die Edda. Übertragen von Rudolf John Gorsleben. Die Heimkehr (W. Simon, Buchdr. u. Verlag), Pasing 1920
  • Gedichte, 1921
  • Das Blendwerk der Götter (Gylfaginning). Aus d. jüngeren Edda ins Hoch-Deutsche übertr. von Rudolf John Gorsleben. 75 S., Die Heimkehr (W. Simon, Buchdr. u. Verlag), Pasing 1923
  • Die Edda, Band 1. Lieder- Edda. Heldenlieder, Sprüche, Götterlieder – was wirklich in der Edda steht. Reprint von 2002 ISBN 3-8311-4000-6
  • Festschrift zum fünfundzwanzigjährigen Bestehen des Hammer 1901 – 1926. Den Mitarbeitern zugeeignet, Hammer, Leipzig, 1926. Sammelwerk. Enthält: Rudolf John Gorsleben:Gedanken um Zeit und Ewigkeit
  • Das Geheimnis von Dinkelsbühl. Eine tiefgründige und doch kurzweilige Abhandlung über den Ursprung der Stadt, ihre Geschichte, die Herkunft des Wappens, über den Brauch der uralten „Kinderzeche” und über die Bedeutung einer rätselhaften Inschrift der Geheimen Bruderschaft der Bauhütte, hauptsächlich an Hand der Kenntnis der Runen / entdeckt, entziffert u. erklärt von Rudolf John Gorsleben, 70 S., Brückner, Berlin 1928 (Wunder der Heimat, H. 1)
  • Das Geheimnis von Dinkelsbühl… Reprint: Antiquariat an der Segringer Straße, Dinkelsbühl 2004.
  • Hoch-Zeit der Menschheit. XXV, 689 S., Ill., Koehler & Amelang, Leipzig 1930
  • Hoch-Zeit der Menschheit. XXV, 689 S., Ill., Neudr. der Ausgabe Leipzig 1930, Faksimile-Verl./Versand, Bremen 1981 (Historische Faksimiles)
  • Hoch-Zeit der Menschheit. XXV, 764 S., Ill., Faks.-Nachdr. der Ausg. Leipzig 1930, Faks.-Verl., Bremen 1993 ISBN 3-8179-0025-2 (Serie Forschungsreihe „Historische Faksimiles”)

Notes[edit]

  1. Jump up^ Goodrick-Clarke, The Occult Roots of Nazism, p. 159

External links[edit]

Jörg Lanz von Liebenfels   Magnífico artículo en Wikipedia  (en alemán, retocado y aumentado con archivos digitales y enlaces por C.B.) :

[El de Metapedia es sesgada y comete el error de poner la doctrina de Liebenfels como influyente en Adolf Hitler, su Movimiento y las SS. Nada más falso. El Régimen Nacionalsocialista prohibió, según parece, al peculiar pensador austríaco  escribir o publicar, y nada específico del pensamiento propio del autor hállase en el NSDAP, ni en los fascismos europeos oficiales.]

Jörg Lanz von Liebenfels, “Quintaessentia pestis Puritanismi”, Verächter der Tiere, Erfinder einer unwissenschaftlichen narreteienvollen Weltanschauung und eines heretischen Kristentums, aber Anbieter vieler werten Angaben und Überlegungen im Bereich der Geschichte, Geisteswissens und Verpflichtungslehre. Manchmal anziehender Dichter. Verehrer der nördlichen arischen Rasse.

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BIBLIOGRAPHIE  DES SCHRIFTSTELLERS:
Theozoologie, PDF Archiv :
Theozoology, englische Übersetzung, PDF :
“Das Buch der Psalmen Teusch”, PDF:
“Anthropozoon Biblicum”, Vierteljahrsschrift für Bibelkunde 1 (1903): 307-55, 429-69; 2 (1904): 26-60, 314-
35, 3
Katholizismus wider Jesuitismus. Frankfurt 1903
Anthropozoon biblicum. In: Vierteljahrsschrift für Bibelkunde 1: 307–316, 317–355, 429–469 (1903); 2: 26–60, 314–334, 395–412 (1904).
Die Theozoologie oder die Kunde von den Sodoms-Äfflingen und dem Götter-Elektron. Wien/Leipzig/Budapest 1905
Der Taxilschwindel. Ein welthistorischer Ulk. Frankfurt 1905
Ostara. (89 Hefte, davon 71 von Lanz selbst verfasst.) Rodaun/Mödling 1905–1917
Lanz-Liebenfels Bibeldokumente. (3 Hefte.) 1907–1908
Weltende und Weltwende. Lorch 1923
Grundriss der ariosophischen Geheimlehre. Oestrich 1925
Jakob Lorber. Das größte ariosophische Medium der Neuzeit. (4 Bände.) Düsseldorf 1926.
Das Buch der Psalmen teutsch. Düsseldorf 1926
Bibliomystikon oder die Geheimbibel der Eingeweihten. (10 Bände.) Pforzheim 1930–1935
Praktisch-empirisches Handbuch der ariosophischen Astrologie. (4 Bände.) Düsseldorf 1926–1934
95-412.
 GESAMTARCHIV VIELER  NUM. VON “OSTARA  [ FREE PDF –   AUTHOR : LANZ V. LIEBENFELS ]: Ostara_01 Ostara_02  Ostara_03Ostara_04Ostara_05Ostara_06__07 Ostara_08__09  Ostara_10    Ostara_11  Ostara_13  Ostara Nr. 12 – Ostara_13-14  Ostara_15  Ostara_16__17 Ostara_18 Ostara_20  Ostara_21  Ostara_22__23  Ostara_24  Ostara_25  Ostara_26  Ostara_27  Ostara_28  Ostara_29  Ostara_30 Ostara_31  Ostara_32  Ostara_33  Ostara_34  Ostara Nr. 35 – Ostara_36  Ostara_37  Ostara_38  Ostara_39  Ostara_40  Ostara_41  Ostara_42  Ostara_43  Ostara_44  Ostara_45  Ostara_46 Ostara_47  Ostara_48 Ostara_49 Ostara Nr. 50             Ostara Nr. 51 –  Ostara_52 Ostara_53  Ostara Nr. 54 –Ostara Nr. 55  – Ostara Nr. 56 –  Ostara_57  OstaraNr.58 OstaraNr.59  Ostara_60  Ostara_61  Ostara_62   Ostara_63  Ostara_64  Ostara_66  Ostara_67 Ostara_68  Ostara_69 Ostara_70  Ostara_71  Ostara_72 Ostara_73 Ostara_74 Ostara_75 Ostara_76 (1) Ostara_77 Ostara_78 Ostara_79 Ostara_80 Ostara_81 Ostara_82 Ostara_83 Ostara_84 Ostara_85 Ostara_86 Ostara_87 Ostara_88 Ostara_89 Ostara_90 Ostara_9193 Ostara_94 Ostara_95  WoelflJohann-OstaraNr.101-Lanz-liebenfelsUndSeinWerk-1.Teil-EinfuehrungInDieTheorie192811Doppels.ScanFraktur
 
2. BIBLIOGRAPHIE:
“Heresiarch of the Master Race:Lanz von Liebenfels,Catholicism and Occultismin
 fin de siècle Austria” by Stephen Michael Borthwick, June 2011
A paper submitted in partial fulfillment of the requirements for the Master of Arts degree in the Master of Arts Program in the Social Sciences of the UNIVERSITY OF CHICAGO : Thesis_Final-libre
 Hieronimus  Ekkehard,  “Lanz von Liebenfels“, 1. Ausgabe, Toppenstedt, 1991.
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Jörg Lanz von Liebenfels, eigentlich Adolf Joseph Lanz (* 19. Juli 1874 in Penzing, heute Wien; † 22. April 1954 in Wien), war ein österreichischerGeistlicher, Ariosoph und Hochstapler. Er prägte den Begriff Ariosophie und gründete den Neutempler-Orden. Einige Jahre galt er als „der Mann, derHitler die Ideen gab“. Diese Einschätzung, die auf einer Selbststilisierung beruht und in einer Biografie von 1958 verbreitet wurde, wird in neueren wissenschaftlichen Untersuchungen als unzutreffend angesehen.

Leben und Werk[Bearbeiten]

Jugend und Herkunft[Bearbeiten]

Lanz war Kind einer Wiener Kleinbürgerfamilie römisch-katholischen Glaubens. Seine Eltern waren der Lehrer Johann Lanz und Katharina Lanz, geborene Hoffenreich.[1] Er verbrachte eine wenig ereignisreiche, für damalige Verhältnisse sorgenfreie Jugend und zeigte bereits früh ein intensives, romantisch gefärbtes Interesse an religiösen Ordensgemeinschaften und verschiedenen Formen von Esoterik. Unmittelbar nach seiner Matura 1893 schloss er sich dem Zisterzienserorden an, dem er bis 1899 angehörte.

Leben als Zisterzienser[Bearbeiten]

1893 trat Lanz als Bruder Georg in das Zisterzienserkloster Heiligenkreuz im Wienerwald ein. Sein Novizenmeister war Nivard Schlögl, Professor für Altes Testament und orientalische Sprachen, der in seinen Arbeiten eine antisemitische Haltung einnahm.[2]

In seiner Zeit als Novize erarbeitete sich Lanz rasch Ansehen als profunder Kenner der Geschichte seines Landes und seines Ordens im Allgemeinen sowie seines Stifts im Besonderen. Ab 1894 verfasste er mehr als dreißig historische und kunsthistorische Abhandlungen, unter anderen in wissenschaftlich anerkannten Zeitschriften wie die Berichte und Mittheilungen des Alterthums-Vereines zu Wien und die Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens und seiner Zweige. Er beschäftigte sich bereits zu dieser Zeit mit Astrologie,Neopaganismus, Okkultismus und dem Gralsmythos. Unter dem Einfluss dieser Studien, der Schriften des Okkultisten Guido von List und der Polemiken des Alldeutschenführers Georg von Schönerer entwickelte sich Lanz bis zur Jahrhundertwende zum radikalen Deutschnationalen und Eugeniker.

1898 wurde Lanz zum Priester geweiht. Kaum ein Jahr später wurde er aufgefordert, den Orden zu verlassen. Lanz selbst gab später an, seine ständig „steigende Nervosität“ und seine angegriffene Gesundheit seien der Grund für seinen im April 1899 vollzogenen Austritt gewesen. Quellen im Heiligenkreuzer Stiftsarchiv hingegen vermerken als Austrittsgrund, Lanz sei „der Lüge der Welt ergeben und von fleischlicher Liebe erfasst.“[3] Einige Kommentatoren vermuten hinter diesem Vermerk eine Frauenbeziehung – möglicherweise mit einer Angehörigen der Familie Lantz von Liebenfels – und sehen in deren mutmaßlichem Scheitern einen Grund oder Mitgrund für Lanz’ spätere Misogynie.[4] Andere Kommentatoren verweisen auf das Gerücht, Lanz sei homosexuell gewesen.

Beginn der Hochstaplerei[Bearbeiten]

Wappen der Familie Lantz von Liebenfels. Ein tatsächlicher Bezug Lanz’ zu dieser Familie ist nicht nachweisbar.

Nach dem Ausscheiden aus dem Zisterzienserorden änderte Lanz seine Identität. Seit 1902 führte er einen Doktortitel und nannte sich fortan Lanz-Liebenfels.[5] 1910 änderte er dies zu Lanz von Liebenfels ab.

Für eine Promotion gibt es keinerlei Belege. Heute gilt es als erwiesen, dass Lanz sich den Titel selbst verliehen hat.[6]

In Schwaben und im schweizerischen Thurgau existierte eine Adelsfamilie mit dem Namen Lantz (oder Lanz) von Liebenfels. Es ist allerdings nicht nachweisbar, dass zwischen ihr und Lanz eine verwandtschaftliche Beziehung bestand, und die jüngsten Belege für die Existenz dieser Familie datieren von 1790.[7] Daher ist davon auszugehen, dass Lanz auch seine Zugehörigkeit zu dieser Adelsfamilie erfunden hat.

Unterstützt durch Guido von List, dem es 1907 ebenfalls gelungen war, sein erfundenes Adelsprädikat amtlich beglaubigen zu lassen, überzeugte er damals jedoch nicht nur die breite Öffentlichkeit, sondern sogar das für ihn zuständige Wiener Meldeamt von seiner geänderten Identität. Vertrauten gegenüber rechtfertigte Lanz seine Manipulation mit der angeblichen Notwendigkeit, sich einer „astrologischen Überprüfung seiner Person“ zu entziehen. Wahrer Grund ist nach überwiegender heutiger Auffassung hingegen die (sehr wahrscheinliche, aber nicht zweifelsfrei belegte) jüdische Abstammung seiner Mutter.[8]

Frühe politische Aktivitäten[Bearbeiten]

Nach seinem Austritt aus dem Kloster hatte Lanz eine sehr kreative Phase.[9] Er verfasste polemische Schriften uber den Einfluss der Jesuiten auf die katholische Kirche, ließ mehrere technische Erfindungen patentieren und schrieb Artikel über Anthropologie, Archäologie und Frühgeschichte, die sich um die arische Rasse drehten. Daneben knüpfte er Kontakte mit alldeutschen und sozialdarwinistischen Kreisen an und schrieb etwa für Theodor Fritschs antisemitische Zeitschrift Der Hammer.

Hinwendung zu Rassentheorien und Rassismus[Bearbeiten]

Eigenen Aussagen zufolge hat sich Lanz der Kern seiner späteren Weltanschauung bereits 1894 durch folgende Begebenheit erschlossen: Bei der Betrachtung eines Grabsteins,[10] auf dem ein Ritter abgebildet ist, der einen Hundsaffen niederringt, sei ihm schlagartig aufgegangen, dass die Rasse der „Arier“ oder „Herrenmenschen“ einen ständigen Abwehrkampf gegen die Rasse der „Nichtarier“ oder „Affenmenschen“ zu führen habe. Da die arische Rasse durch Vermischung mit „Minderrassigen“ geschwächt sei, seien umfassende „rassenhygienische“ Maßnahmen zu ihrer „Reinzucht“ und „Veredlung“ erforderlich. Diese wiederum bedürften unter anderem einer bedingungslosen Unterordnung der arischen Frau unter den arischen Mann.

Tatsächlich aber dürfte weniger „Vision“ als vielmehr Lesen die Basis von Lanz’ „arischem“ Denken gebildet haben. Nach dem Austritt aus dem Kloster widmete er sich ausgiebigen Studien der zeitgenössischen anthropologischen Literatur über die arische Rasse, darunter Origines Ariacae von Karl Penka (1883), Die Heimat der Indogermanen von Matthäus Much (1902) undDie Germanen von Ludwig Wilser (1904).[11]

Entwicklung der Theozoologie[Bearbeiten]

Lanz’ frühe Artikel waren zwar radikal, aber noch nicht exzentrisch. Die ihnen zugrunde liegende Kombination von Rassismus, Antisemitismus, Antikatholizismus, Antifeminismus und Antisozialismus hatte zu ihrer Zeit durchaus viele Anhänger.

In den Jahren 1903 und 1904 publizierte er eine Artikelserie mit dem Titel Anthropozoon biblicum, worin er erstmals Teile seiner „Theozoologie“ entwickelte.[12] Mit Bezug auf Schilderungen von Herodot, Euhemeros, Plutarch und anderen Schriftstellern der Antike postulierte er, dass in frühen Zivilisationen im Rahmen kultischer Veranstaltungen sexueller Verkehr mit Tieren (Sodomie) praktiziert worden sei. Das versuchte er auch mithilfe von archäologischen Funden und Interpretationen des Alten Testaments zu untermauern. Auf dieser Grundlage formulierte er eine theologische Lehre, wonach der Sündenfall darin bestanden habe, dass die ursprünglich göttlichen Arier sich mit Tieren vermischt hätten. Daraus seien minderwertige Rassen hervorgegangen, und diese würden die legitime Vorherrschaft der Arier bedrohen, insbesondere in Deutschland, wo die Arier im internationalen Vergleich noch am zahlreichsten seien.

Diese Lehre gestaltete Lanz weiter aus in seinem Buch Die Theozoologie oder die Kunde von den Sodoms-Äfflingen und dem Götter-Elektron, das 1906[13] erschien.[14] Darin stützte er sich vor allem auf sehr eigenwillige Interpretationen der Bibel, diverser Apokryphen und gnostischer Schriften, welche er mit Motiven der zeitgenössischen Naturwissenschaft verband. Er postulierte, dass die Menschen ursprünglich göttlicher Natur gewesen seien, und bezeichnete diese frühen, hochstehenden Menschen als Theozoa oder Gottmenschen. Einer Anregung des Schriftstellers Wilhelm Bölsche folgend, behauptete er weiter, die Theozoa hätten elektrische Sinnesorgane besessen und seien dazu in der Lage gewesen, mittels elektrischer Signale zu kommunizieren. Dies habe ihnen die Fähigkeiten der Telepathie und der Allwissenheit verliehen. Die heutigen Menschen seien aus einer Vermischung der Theozoa mit niederenAnthropozoa, die Lanz auch als „Äfflinge“ bezeichnete, hervorgegangen. Infolge dieser Vermischung hätten sie die elektrischen Fähigkeiten verloren. Als Stammvater der Anthropozoa identifizierte er Adam, während Christus einer der letzten reinen Theozoa gewesen sei. Das Hauptziel des Alten Testaments bestand Lanz zufolge darin, vor den schädlichen Folgen der Paarung mit Äfflingen zu warnen, und überhaupt bestehe wahre Religion in der Reinhaltung der Rasse, um die Reste des göttlichen Erbes zu bewahren, die in besonderem Maße bei der arischen Rasse noch vorhanden seien. Dies verband er nun mit der damals sehr populären Idee der Eugenik, indem er ein Programm der Rassentrennung und gezielten Menschenzüchtung propagierte, um die göttlichen Fähigkeiten der Theozoa wiederherzustellen.

Der Neutempler-Orden[Bearbeiten]

Burg Werfenstein

Hauptartikel: Neutempler-Orden

Schon im Jahre 1900 gründete Lanz einen eigenen religiösen Orden, den Neutempler-Orden oder Ordo Novi Templi.[15] Der Orden war als Zusammenschluss rassebewusster Deutsch-Österreicher gedacht, sollte die Schönheit der arischen Rasse und eine gesunde Lebensführung fördern sowie den Kolonialismus unterstützen. Als Mitglieder waren nur arische Männer zugelassen. Er übernahm die Liturgie, den Ornat und den hierarchischen Aufbau zunächst von den Zisterziensern.

1907 gelang es Lanz, die Burgruine Werfenstein im oberösterreichischen Strudengau als Erzpriorat des Ordens zu erwerben. Lanz entwickelte eine eigene Liturgie, auf deren Grundlage Gottesdienste in der restaurierten Burg abgehalten wurden. 1914 wurde ein zweites Priorat in Hollenberg beiAachen gegründet. Weitere Gründungen erfolgten in der Nähe des Balaton-Sees in Ungarn (1925), in Dietfurt bei Sigmaringen (Ruine Dietfurt, 1927), in der Nähe des Ostseebades Prerow (1928), bei Szentendre in Nordungarn (1937) sowie bei Waging am See in Oberbayern (1938). In dieser Zeit wuchs die Zahl der Mitglieder auf etwa 300 bis 400 an. Bald darauf wurde der Orden jedoch im Zuge der allgemeinen Unterdrückung religiöser Minderheiten im nationalsozialistischen Deutschland aufgelöst.

Die Ostara[Bearbeiten]

Hauptartikel: Ostara (Zeitschrift)

Ab 1905 gab Lanz die Ostara heraus, ein von ihm redigiertes Publikationsorgan mit ariosophischen Inhalten. Anfänglich veröffentlichte Lanz in der Ostara neben seinen eigenen Aufsätzen auch Beiträge anderer Autoren; ab 1908 aber war er als alleiniger Autor tätig. Bis 1917 erschienen 89 Ausgaben, danach noch etliche, zumeist kaum veränderte Neuauflagen.

Ostara erreichte zeitweilig eine Auflage von mehreren Zehntausend Exemplaren. Lanz selbst bezifferte die Auflage mit bis zu 100.000 Exemplaren.[16] Diese Behauptung gilt heute allerdings allgemein als unhaltbar. Die Ostara war im Wien der Vorkriegszeit weit verbreitet. Sie war in den Tabaktrafiken allgemein erhältlich und wurde auch in rechtsgerichtetenStudentenverbindungen regelmäßig gelesen.[17] Es gilt als gesichert, dass Adolf Hitler in seiner Wiener Zeit (1907–1913) von der Existenz der Ostara wusste und jedenfalls einige Ausgaben gelesen hat.[18] Auch sein späterer Freund und Förderer Dietrich Eckart war Leser der Ostara.

Astrologie und Prophetie[Bearbeiten]

Im Jahre 1915 wandte sich Lanz intensiv der zeitgenössischen deutschen Astrologie zu und studierte und rezensierte zahlreiche aktuelle astrologische und prophetische Schriften.[19] Von besonderer Bedeutung waren für ihn dabei Werke der Astrologen Otto Pöllner und Ernst Tiede. Pöllner hatte 1914 ein Buch mit dem Titel Mundan-Astrologie publiziert, mit dem er eine moderne politische Astrologie begründete, welche etwa Horoskope von Staaten und Völkern erstellt, um daraus deren zukünftiges Schicksal zu bestimmen. Tiede analysierte die Horoskope der Herrscher aller damals kriegführenden Staaten und leitete daraus eine Vorhersage zum Ausgang des Krieges ab. Hinzu kamen etliche Schriften, die auf der Basis der Prophetien desNostradamus entsprechende Aussagen machten.

Im Anschluss daran entwickelte Lanz eine eigene „rassenmetaphysische“ Astrologie. Den Ansätzen von Pöllner und C. Libra folgend, wies er allen großen Ländern einen Planeten und einTierkreiszeichen zu, die er auf der Grundlage seiner Ariosophie mit der Kultur und dem „Geist“ der Rasse des jeweiligen Landes in Übereinstimmung sah. Auf dieser Basis interpretierte er dann den aktuellen Kriegsverlauf und machte, in Kombination mit Auslegungen der Prophetien Joachim von Fiores, Vorhersagen zum Ausgang des Krieges. Schließlich wandte er sich selbst der Prophetie zu und beschrieb eine Zeit der „messianischen Wehen“, die dem Krieg folgen würde und die durch zunehmende Rassenvermischung und weitere Kriege einschließlich einermongolischen Invasion Europas in den Jahren 1960 bis 1988 letztlich zum Höhepunkt der dämonischen Vorherrschaft auf der Erde führen werde. Daran knüpfte Lanz die millenaristischeVision an, dass nach dieser Zeit der härtesten Prüfung der Menschheit eine neue Kirche des Heiligen Geistes und ein supranationaler arischer Staat errichtet werde, in welchem eine weise Priesterschaft herrschen werde. Als Ausgangspunkt für diese neue Weltordnung nannte er Wien.

In den späten 1920er Jahren entwickelte Lanz seine astrologische Lehre auf der Basis des Platonischen Weltenjahres weiter und interpretierte auf dieser Grundlage die politische und religiöse Entwicklung Europas.

Spätere Jahre[Bearbeiten]

Nachdem Lanz sein gesamtes früheres Leben in Wien und dessen Umland verbracht hatte, emigrierte er nach dem Zusammenbruch der Donaumonarchie 1918 nach Ungarn, wo er sich eigenen späteren Aussagen zufolge am Widerstand gegen die kurzlebige kommunistische Räterepublik Béla Kuns beteiligte und dafür fast hingerichtet worden wäre. Seine Erlebnisse unter dem Regime des jüdischstämmigen Bolschewiken Kun ließen Lanz’ Hass auf Juden und Sozialisten, der sich – wie dargestellt – schon für die Jahre zuvor nachweisen lässt, Züge vonVerfolgungswahn annehmen. Lanz hatte das Judentum zwar schon in früheren Jahren als natürlichen Feind des deutschen Volks gesehen, es aber für vergleichsweise ungefährlich gehalten, weil es Mischehen seiner Angehörigen mit denen anderer Religionen konsequent ablehne. Bis 1914 waren sein wichtigstes Feindbild „die deutschen Weiber“, denn nur als „Zuchtmutter“ waren Frauen für Lanz wertvoll.[20]

Nach dem Sieg der Gegenrevolution 1920 arbeitete Lanz in einer christlich-nationalen Presseagentur in Budapest, die dem Außenministerium unterstand, und schrieb reaktionäre Artikel für Tageszeitungen.[21] Mit seinem 1923 erschienenen Buch Weltende und Weltwende machte er die von ihm postulierte Weltverschwörung von Juden, Sozialisten und Freimaurern nun zum Mittelpunkt seiner weiteren Publikationen und den Antisemitismus zum Kernpunkt seines Programms. In dieser Zeit pries er die rechten Diktaturen in Spanien, Italien und Ungarn als Vorboten der von ihm prophezeiten globalen Transformation.[22]

Im Jahre 1925 legte Lanz mit seinem Grundriss der ariosophischen Geheimlehre eine Zusammenfassung seiner Lehre vor.[22] Dabei machte er ausgiebigen Gebrauch von esoterischenDisziplinen wie dem Handlesen, der Astrologie, der esoterischen Heraldik, der kabbalistischen Interpretation von Namen und der Zahlensymbolik, um die angeblichen Unterschiede zwischen den Blonden und den Dunklen aufzuzeigen. In diesem Zusammenhang knüpfte er insbesondere an Guido von List an. Rezeption fanden seine Thesen unter anderem in denBurschenschaften.[23]

Von 1925 bis 1933 war Lanz zusammen mit Herbert Reichstein als Herausgeber ariosophischer Schriften tätig.[22] Daneben gab er Kurse, hielt öffentliche Vorträge und leitete weiterhin seinen Orden. 1926 erwarb er eine Kirchenruine aus dem 13. Jahrhundert am Nordufer des Balaton, die er zum Priorat ausbaute und auch als Sommerresidenz nutzte.[24]

Ab 1929 erschien das Bibliomystikon oder die Geheimbibel der Eingeweihten. Es handelte sich um eine Bibelkommentierung aus ariosophischer Sicht, die Lanz im Wesentlichen selbst verfasst hatte. Das Werk umfasste 10 Bände, die teilweise als Handschrift gedruckt wurden und nur in begrenztem Kreis veröffentlicht wurden. Ob es zu einer Zweitauflage nach 1945 gekommen ist, wie gelegentlich behauptet wird, ist zweifelhaft; Belege hierfür gibt es nicht.

Im Jahre 1933 verließ Lanz Ungarn und ging nach Luzern, wo er in der Folgezeit zahlreiche Texte verfasste, die nur für den internen Gebrauch im Orden bestimmt waren.[25][22]

Seit Mitte der 1920er Jahre beanspruchte Lanz für sich, ein wesentlicher Vordenker Adolf Hitlers und „Bahnbrecher des Nationalsozialismus“ gewesen zu sein. Die gewünschte Anerkennung blieb aus: Hitler ging auf die Ansprüche Lanz’ nicht ein, verspottete stattdessen die Esoteriker und Geheimgesellschaftler lanzschen Typs in seinem ab 1925 veröffentlichten Werk Mein Kampf. Auch verschiedene Parteipublikationen der NSDAP äußerten sich wiederholt ablehnend bis verächtlich über Lanz und seinesgleichen. Im NS-Staat wurde Lanz an weiteren Publikationen gehindert. Gelegentlich wird behauptet, Lanz sei ab 1936 mit einem Schreibverbot belegt worden; Belege dafür gibt es nicht.[26]

Der durch diese Missachtung tief gekränkte Lanz fuhr bis zu seinem Tod fort, sich als denjenigen Mann darzustellen, „der Hitler die Ideen gab“. Weder der Zusammenbruch des Deutschen Reiches noch die Einflussnahme seiner Verwandtschaft brachten ihn davon ab. In seinen letzten Lebensjahren wollte der Ariosoph daneben auch noch Vordenker und Wegbereiter Leninsgewesen sein.[27]

Von 1947 bis 1952 reaktivierte er seinen zwischenzeitlich durch die Nationalsozialisten aufgelösten Orden in geringem Umfang und brachte auch wieder einige Publikationen heraus.[22]

Vor seinem Tod 1954 erhielt er die Sakramente der Katholischen Kirche. Seine Grabstätte befindet sich auf dem Friedhof Penzing.[28]

Weltanschauung[Bearbeiten]

Grundlagen und Einflüsse[Bearbeiten]

Die intellektuelle Basis für Lanz’ Ansichten, die er ab 1915 als Ariosophie bezeichnete, bildeten nach Nicholas Goodrick-Clarke anfangs vor allem der Deutsche Idealismus, der MonismusErnst Haeckels und Wilhelm Ostwalds sowie der moderne Okkultismus.[29] In dem „idealistischen Monismus“ seiner Zeit sah Lanz die Fortsetzung einer mythischen „ario-christlichen“ Tradition, die von den ursprünglichen arischen Gottmenschen begründet worden sei, in den frühesten biblischen Schriften einen ersten Niederschlag gefunden habe, später in christlichen Klöstern, in der mittelalterlichen Mystik und in der Theosophie des 18. Jahrhunderts gepflegt worden und schließlich unter anderem in den modernen Monismus und Okkultismus eingeflossen sei.

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Geschichtsvorbild:

Lanz’ radikale Interpretation der Bibel basierte auf den jüdisch-christlichen Vorstellungen einer linearen Geschichte, die auf eine Apokalypse mit nachfolgender Erlösung ausgerichtet ist.[30]Er beschrieb die Geschichte der Menschheit bzw. der Religion als einen Kampf von Menschenrassen, von denen er die „Arier“ als die von der grundsätzlich schädlichen „Rassenmischung“ am wenigsten betroffene Rasse ansah. Als Kennzeichen des hochstehenden Menschen identifizierte er die Endogamie, während er „minderwertigen“ Rassen unterstellte, mit ihrerPromiskuität die Arier tyrannisieren und in ihrer Entwicklung herunterziehen zu wollen.

Ludwig Fahrenkrog, "Schicksal". c. 1917.

Ludwig Fahrenkrog, “Schicksal”. c. 1917.

Die moderne Welt betrachtete er hochgradig kulturpessimistisch als eine „Hölle auf Erden“,[31] geprägt von Rassenvermischung, dem Niedergang der traditionellen Eliten, dem Aufstieg der „Minderwertigen“ und der Herrschaft des Geldes. Dabei sah er im Adel die reinste Nachkommenschaft der Theozoa, während er die unteren Klassen der Gesellschaft als Nachkommen der niederen Rassen einordnete. Letztere seien dafür verantwortlich, dass Deutschland nicht mehr die ihm zukommende Bedeutung in der Welt habe. Die christliche Tradition des Mitleidsverurteilte er daher scharf, und er forderte ein scharfes Vorgehen gegen die Minderwertigen bis hin zu ihrer Auslöschung. Dies wendete sich insbesondere gegen die Bewegungen derDemokratie, des Sozialismus und des Feminismus, die alle eine aus Lanz’ Sicht schädliche Emanzipation unterprivilegierter Bevölkerungsteile anstrebten. Die Frauen waren für Lanz deshalb ein großes Problem, weil sie seiner Ansicht nach viel stärker dem Sexualtrieb hingegeben sind und deshalb eine ernste Bedrohung der Rassenreinheit darstellen. Deshalb müssten arische Frauen streng der Aufsicht ihrer arischen Ehemänner unterstellt werden. Das „Problem“ der niederen Rassen und Klassen wollte Lanz dadurch regeln, dass sie durch Zwangs-Sterilisationund –Kastration an der Fortpflanzung gehindert werden sollten. Bei anderer Gelegenheit erwog er jedoch auch etwa ihre Deportation nach Madagaskar oder ihre Verbrennung als Gottesopfer.

Lanz war davon überzeugt, dass nun die Zeit gekommen sei, den Aufstieg der niederen Rassen umzukehren und die ursprüngliche Göttlichkeit der Arier wiederherzustellen. Deutschland werde durch Eroberung ein Weltreich errichten,[32] in dem die Aristokratie herrschen werde und die rassisch Minderwertigen ausgelöscht werden würden.

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Пьер Фритель. Завоеватели. 1892

В 1892 году, Пьер Фритель поверг в изумление публику Французского Салона картиной «Завоеватели». На этом грандиозном полотне дерзновенный гений художника изобразил монолитный строй величайших Кшатриев мировой истории.Через необъятную Долину Смерти космическими сумерками вгрызающуюся в плоть мироздания гарцуют плотными рядами безжалостные Завоеватели с зияющими глазницами, а путь их устлан нагими человеческими кадаврами, чьи сухие стопы так же обращены к пути Сильных. В авангарде процессии — «величайших из людей», Гай Юлий Цезарь. По его правую руку — Рамзес II, омифотварённый Греками под именем Сезостриса, Аттила, «Бич Божий», Ганнибал из Карфагена и Железный Тамерлан. По его левую руку — Наполеон, последний завоеватель мира, Александр Македонский, Златоглавый Небухадназзар из Вавилона, и Шарлемань возродивший Римскую Империю. Триумфальным шлейфом за ними — бесчисленная рать отважных воинов с честью положивших головы за победу своих вождей.Изображённые Фрителем великие завоеватели, их сподвижники и их их жертвы — все принадлежат Миру Мёртвых. Но их могущество и слава приникают сквозь волшебное зеркало живописного полотна в наше пространственно-временное измерение, заставляя зрителя ощутить присутствие их имманентной сущности в Мире Живых. «Завоеватели» — это материализованное в холстине и цветном масле пророчество о чудовищных жертвах и кровавых сражениях, предчувствие несомненной будущности восстания мёртвых в Конце Времён.    http://vk.com/wall-78515560?offset=100&own=1. ]

Bedeutung: „Der Mann, der Hitler die Ideen gab“?

Bereits seit den 1920er Jahren bemühte sich Lanz, als angeblicher Wegbereiter Hitlers angesehen zu werden. 1932 schrieb er in einem Brief an einen Ordensbruder, dass „Hitler einer unserer Schüler ist“.[33] Seine Unterstützer gingen dabei sogar so weit, zu erklären, „die Hakenkreuz- und Faschistenbewegungen“ seien „im Grunde genommen nur Seitenentwicklungen der ‘‘Ostara’’-Ideen“.[34]

Diese Behauptungen wurden bis in die 1950er aber im Grunde nur von seinen engsten Anhängern ernstgenommen. Kurz vor seinem Tod gelang es Lanz jedoch, den Psychologen und Schriftsteller Wilfried Daim von seiner Bedeutung zu überzeugen. Daim erarbeitete eine Lanz-Biografie und führte im Rahmen seiner Recherchen mehrere ausführliche Gespräche mit ihm. Sein Buch erschien 1958 unter dem plakativen Titel Der Mann, der Hitler die Ideen gab und machte den inzwischen fast vergessenen Lanz nicht nur erneut bekannt, sondern verankerte ihn auch erstmals als vermeintlichen Wegbereiter Hitlers im Bewusstsein der interessierten Öffentlichkeit.

Daim stützte seine Auffassung – neben dem Zeugnis von Lanz – vor allem auf die Auswertungen seiner Werke, in denen er Ähnlichkeiten zu den Gedankengängen Hitlers erkannte. Ergänzend zog er Aussagen von Zeitzeugen hinzu. Er befragte hierzu insbesondere Josef Greiner, einen Weggefährten aus Hitlers Wiener Jahren, der bestätigte, dass Hitler imMännerwohnheim Meldemannstraße Ostara-Hefte bei sich geführt habe.[35] Eine Bestätigung seiner Auffassung fand Daim schließlich in dem Buch Mein Kampf, in dem Hitler ausführte, er habe „in den Wiener Lehr- und Leidensjahren […] um wenige Heller die ersten antisemitischen Broschüren meines Lebens“ gekauft. Damit sei nach Daims Ansicht zweifelsfrei die günstig über Trafiken verbreitete Ostara gemeint.[36]

Erst in den 1970er Jahren kamen erste Zweifel am Bestehen eines maßgeblichen Einflusses von Lanz auf Adolf Hitler auf. Joachim Fest bewertete die Rolle Lanz’ in seiner 1973 erschienenen Hitler-Biografie zurückhaltend: Die Analyse des vorhandenen Materials erlaube „nicht den Schluss, Lanz habe einen nennenswerten Einfluss auf Hitler gehabt oder ihm gar ‚die Ideen gegeben‘“.[37]

1985 untersuchte der britische Historiker Nicholas Goodrick-Clarke in seinem Buch Die okkulten Wurzeln des Nationalsozialismus[38] erstmals systematisch die Beziehungen der Ariosophie zum Gedankengut des Nationalsozialismus. Er wies darauf hin, dass Hitler generell wenig Interesse an völkisch-kulturellen Fragen hatte und die „völkischen Wanderprediger“ als „nutzlose Kämpfer“ verspottete.[39]

In ihrer 1996 erschienenen Darstellung über „Hitlers Wien“ stellte sich schließlich die Wiener Historikerin Brigitte Hamann auf den Standpunkt, dass zwar Hitlers Diktion bis zu einem gewissen Grad von Lanz beeinflusst gewesen sein könnte, seine Weltanschauung aber eher nicht. Mittlerweile wird allgemein angenommen, dass Hitler einerseits sowohl die Ostara-Reihe als auch Lanz’ Artikel in der alldeutschen Presse aufmerksam verfolgte, andererseits mit dem Okkultismus und Frauenhass von Lanz nichts anzufangen wusste. Nach Beginn seines politischen Aufstiegs schien Hitler ganz im Gegenteil ernsthaft befürchtet zu haben, dass er durch eine Assoziation mit völkischen Esoterikern im Allgemeinen und Lanz von Liebenfels im Besonderen politischen Schaden nehmen könnte; seine laut Hamann „erstaunlich aggressiv“ formulierten Angriffe auf völkische „Sektierer“ und „Rauschebärte“ dürften neben wirklicher Ablehnung also auch politischem Kalkül entsprungen sein.[40]

Aus heutiger Sicht gingen von Lanz kaum konkrete Impulse auf Adolf Hitler oder das Gedankengerüst des Nationalsozialismus aus.[41] Die Thesen von Rassenzucht und Reinhaltung des Blutes, von „edlen Ariern und minderwertigen Mischlingsrassen“ waren zu Beginn des 20. Jahrhunderts so weit verbreitet, dass kein Autor als alleinige Quelle für Hitlers Gedankengut auszumachen ist.[42] Lanz hat lediglich – ebenso wie Guido von List – eine vorhandene allgemeine Strömung seiner Zeit aufgenommen und verbreitet. Er und die sonstigen Ariosophen werden daher nur als „Symbol einer weit verbreiteten Unsicherheit“ unter den Deutschen in den letzten Jahren der Donaumonarchie angesehen.[43]

Lanz hob sich allein durch eine besonders aggressive Wortwahl hervor: Er war nach Fest „der auffälligste Wortführer einer neurotischen Zeitstimmung und hat der brütenden, eigentümlich phantastisch durchwucherten ideologischen Atmosphäre des Wien jener Zeit eine charakteristische Farbe beigesteuert“.[44] Ähnlich beurteilte ihn der Theologe Ekkehard Hieronimus, der Lanz’ Einfluss jedoch insgesamt skeptischer bewertete und ihn für eine „Einzelfigur ohne Breitenwirkung“ hielt.[45]

Literatur[Bearbeiten]

Weblinks[Bearbeiten]

Einzelnachweise[Bearbeiten]

  1. Hochspringen Nicholas Goodrick-Clarke: Die okkulten Wurzeln des Nationalsozialismus, Graz 1997, S. 83.
  2. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 84.
  3. Hochspringen Zitiert nach Wilfried Daim: Der Mann, der Hitler die Ideen gab, München 1958, S. 62.
  4. Hochspringen Vgl. Darstellung bei Goodrick-Clarke 1997, S. 85.
  5. Hochspringen Nicholas Goodrick-Clarke: Lanz von Liebenfels. In: Dictionary of Gnosis and Western Esotericism, Hrsg. Wouter J. Hanegraaff, Leiden 2006, S. 673–675, hier S. 674.
  6. Hochspringen Elke Kimmel: Lanz, Josef Adolf. In: Wolfgang Benz (Hrsg.): Handbuch des Antisemitismus. Band 2: Personen. De Gruyter, Berlin u. a. 2009, ISBN 978-3-598-44159-2, S. 454f.
  7. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 96.
  8. Hochspringen Brigitte Hamann: Hitlers Wien, 7. Aufl. München 1997, S. 309.
  9. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 85, und 2006, S, 673 f.
  10. Hochspringen Wolfgang Hilger: Das angebliche Grabmal Heinrichs des Grausamen in Heiligenkreuz. In: Wiener Jahrbuch für Kunstgeschichte 29, 1976, S. 21–28.
  11. Hochspringen Nicholas Goodrick-Clarke: Ariosophy. In: Dictionary of Gnosis and Western Esotericism, Hrsg. Wouter J. Hanegraaff, Leiden 2006, S. 91–97, hier S. 91.
  12. Hochspringen Goodrick-Clarke 2006, S. 91 f.
  13. Hochspringen Hamann, S. 311.
  14. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 86–89, und 2006, S. 92 f.
  15. Hochspringen Goodrick-Clarke 2006, S. 674 f.
  16. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 102.
  17. Hochspringen Zitiert nach Goodrick-Clarke 1997, S. 102.
  18. Hochspringen Hamann, S. 317.
  19. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 93 f, und 2006, 674 f.
  20. Hochspringen Hamann, S. 315.
  21. Hochspringen Goodrick-Clarke 1997, S. 107.